Mercoledi delle Ceneri: inizio di Quaresima

 

 

 

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Origine e storia del Mercoledì delle Sacre Ceneri

Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima.

Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo. Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore.

Martirologio Romano: Giorno delle Ceneri e principio della santissima Quaresima: ecco i giorni della penitenza per la remissione dei peccati e la salvezza delle anime. Ecco il tempo adatto per la salita al monte santo della Pasqua.

L’origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell’antica prassi penitenziale. Originariamente il sacramento della penitenza non era celebrato secondo le modalità attuali. Il liturgista Pelagio Visentin sottolinea che l’evoluzione della disciplina penitenziale è triplice: “da una celebrazione pubblica ad una celebrazione privata; da una riconciliazione con la Chiesa, concessa una sola volta, ad una celebrazione frequente del sacramento, intesa come aiuto-rimedio nella vita del penitente; da una espiazione, previa all’assoluzione, prolungata e rigorosa, ad una soddisfazione, successiva all’assoluzione”.

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell’imposizione delle ceneri si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l’importanza di questo segno.

 

La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.

 

1 – Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…” (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell’uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).

2 – Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11).

La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” e “Convertitevi, e credete al Vangelo”. Adrien Nocent sottolinea che l’antica formula (Ricordati che sei polvere…) è strettamente legata al gesto di versare le ceneri, mentre la nuova formula (Convertitevi…) esprime meglio l’aspetto positivo della quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio. Lo stesso liturgista propone una soluzione rituale molto significativa: “Se la cosa non risultasse troppo lunga, si potrebbe unire insieme l’antica e la nuova formula che, congiuntamente, esprimerebbero certo al meglio il significato della celebrazione: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai; dunque convertiti e credi al Vangelo”.

Il rito dell’imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l’omelia, sostituisce l’atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.

Le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma sarà opportuno indicare una celebrazione comunitaria “privilegiata” nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.

 

 

Riflessioni

 

«Ricordati uomo che sei polvere e in polvere ritornerai» (Gn 3,19b).

 

Con la penitenza si vince lo spirito del male. È necessario perciò che in questo giorno si sia temperanti nel cibo, nei pensieri, negli affetti, nelle vanità, ma lavorare nascostamente in silenzio agli occhi degli uomini, così come dice il Signore: «Ritornate a Me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, il vostro Dio, perché Egli è misericordioso e benigno» (Gl 2,12-13).

 

Nel Vangelo secondo Matteo leggiamo: «Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,2). Così cerca di fare anche tu quando digiuni e quando preghi.

 

Dice Gesù: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3).

 

L’amore è un lavoro segreto tra due anime, oppure tra l’anima e Dio: non è un vento che trasporta i detriti nelle varie piazze della città.

 

Dire il bene che fai significa elevarti in superbia davanti agli uomini e umiliare l’Amore. Se fai perciò un’offerta a un fratello che ha bisogno, non umiliarlo pubblicandola, perché perderai la ricompensa del regno di Dio.

 

 

 

 

elemosina.jpg“Quando fai l’elemosina… quando pregate… quando digiunate…”. L’inizio della Quaresima ci ricorda i tre pilastri della religione: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Sono i pilastri della religione perché definiscono il nostro rapporto con gli altri, con Dio e con le cose. Queste tre relazioni dicono anche che tipo di vita viviamo, rendono pubblica la verità della nostra esistenza. Infatti, ogni nostra azione può essere compiuta o per aver notorietà e approvazione dagli altri, oppure per essere graditi a Dio solo, fatta per amore e in umiltà.
In ogni azione, anche in quelle “buone”, è naturale il bisogno di riconoscimento. Ognuno vive dello sguardo dell’altro. Il punto è: da chi vogliamo essere identificati, davanti a quali occhi stare, se a quelli degli uomini o a quelli di Dio. Gesù ci invita non solo ad essere religiosi – facendo elemosine, pregando e digiunando – ma a purificare fino in fondo le intenzioni del nostro cuore.                   

“Quando fai l’elemosina”. L’elemosina non è solo un gesto di bontà, ma un atto di giustizia perché è impronta di solidarietà col povero, vicino o lontano che sia. Tutti i beni della terra sono destinati al “bene comune” e la solidarietà garantisce non solo la vita materiale, ma anche quella spirituale: l’amore fraterno. Fede e giustizia sono come l’anima e il corpo: non c’è l’una senza l’altro. Dal tempo di Gesù fino ad oggi gli ipocriti (letteralmente “gli attori”, quelli che indossano una maschera) non sono scomparsi e nelle loro opere, anche quando sono camuffate di perbenismo, c’è sempre nascosto lo scopo di voler primeggiare. L’apparire vince sulla realtà e la vanità avvelena ogni gesto. L’invito di Gesù, per l’elemosina come per la preghiera e il digiuno, è a viverli “nel segreto”, ossia nella parte più intima che nessuno vede, nel cuore delle intenzioni.

PREGHIERA.jpg“Quando preghi”. Prima ancora di insegnarci il “Padre nostro”, Gesù spiega come pregare. Anche la preghiera, infatti, può esser fatta per farsi vedere. La preghiera autentica è porsi davanti a Dio, non davanti agli uomini. Pregare è aprirsi a Dio, parlargli e udirlo, non chiudersi su di sé. Si può essere ipocriti anche nella preghiera. L’ipocrita, pur di apparire, si serve di tutti, anche di Dio. Ma Dio resiste ai superbi e si apre agli umili. Se è vero, come dice il Siracide, che la preghiera dell’umile penetra le nubi, chi potrà mai calcolare il bene piovuto sulla terra grazie alle preghiere dei piccoli del Signore?


 

 

  

 

DIGIUNO.jpg“Quando digiuni”. Il digiuno è segno di conversione perché il morso della fame volontaria ci fa capire che non di solo pane vive l’uomo. Con questa consapevolezza operare con giustizia e dividere i propri beni con i poveri, sono le naturali conseguenze del digiuno cristiano. Nella nostra società consumistica ridotta a bocca che tutto divora e a tubo digerente che tutto assimila, il digiuno riacquista significato e attualità se lo si comprende come medicina per guarire dalla brama del possesso, come metodo per giungere alla virtù della sobrietà, come antidoto al veleno dell’edonismo che tutto riduce al consumo di sensazioni. Una società senza amore e senza parole fraterne, senza madri e senza padri, sarà sempre più anoressica o bulimica.

PENITENZA.jpgUn’ultima doverosa considerazione. Come si può dire che la religione è all’origine delle guerre? Solo il peccato lo è, comunque e sempre. Nel cuore rivelato della religione, invece, c’è l’appello al superamento delle contese e alla comprensione per il povero. Una regola d’oro accomuna le grandi tradizioni religiose: fai all’altro quello che vorresti fosse fatto a te. In questa giornata, inizio della quaresima, il Papa invita tutti i cristiani a digiunare e pregare per la pace. Non è fuori luogo pensare che questo appello possa essere raccolto anche da altri credenti per i quali il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono pure pilastri del loro credere. A digiuno, con le tasche più leggere per aver condiviso e dopo aver pregato nell’intimo, la pace è più vicina, avverabile.

Mercoledi delle Ceneri: inizio di Quaresimaultima modifica: 2009-02-24T19:21:00+01:00da NULL
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